10/17/2011

EGYPT. Sciopero della fame, rischia la vita il blogger del Cairo cristiano e pacifista


MAIKEL NABIL SANAD IN CARCERE DAL 28 MARZO
Sciopero della fame, rischia la vita
il blogger del Cairo cristiano e pacifista
Il giovane persa 4o chili. Verrà giudicato da un tribunale militare. Appello disperato della famiglia
Maikel Nabil Sanad, 25 anni




CORRIERE DELLA SERA
Cecilia Zecchinelli
16 ottobre 2011


IL CAIRO- Maikel Nabil Sanad, 25 anni, oggi è al 54esimo giorno di sciopero della fame, pesa poco più di 40 chili, la famiglia disperata denuncia: la sua vita è in pericolo, la sua morte peserà sull’Egitto. Il blogger del Cairo, attivista pacifista, cristiano ma da sempre contrario a uno Stato confessionale e militare è in carcere dal 28 marzo per «insulti alla giunta» che regge il Paese da quando cadde Mubarak, in attesa di un governo e un presidente eletti liberalmente e civili che ancora per mesi non saranno realtà .

GIUDICATO DA UN TRIBUNALE MILITARE - Condannato inizialmente a tre anni per aver denunciato sul suo blog la repressione dell’esercito («non cammina mano nella mano come il popolo, al contrario»), Sanad aveva visto il verdetto annullato all’indomani degli scontri di domenica 9 ottobre, in cui sono morte almeno 26 persone, la maggior parte copti che protestavano contro l’ennesima distruzione di una chiesa nel Sud. L’annullamento della sentenza sembrava un gesto di benevolenza delle autorità verso la minoranza cristiana, ma l’illusione è durata poco. Sanad non è stato liberato, soprattutto verrà giudicato anche questa volta, alla fine del mese, da un tribunale militare, come tutti i dimostranti (centinaia, se non migliaia) finiti in carcere durante e dopo la rivoluzione del 25 gennaio. «E’ il caso più grave di soppressione della libertà di coscienza e d’espressione in Egitto da anni», denuncia Human Rights Watch.

«IL SUO AMORE PER L'EGITTO »- Tutte le organizzazioni per i diritti umani, locali internazionali, sono schierate con lui. La famiglia, gli amici, gli attivisti egiziani continuano la campagna per liberarlo, anche se i suoi messaggi agli «amici israeliani» per spiegare loro come la Rivoluzione egiziana non fosse a carattere islamico – in un momento di forte ripresa del nazionalismo nel Paese e dell’avversione verso lo Stato ebraico – gli hanno attirato critiche e perfino minacce. «Ma è gente che non capisce e non conosce Maikel e il suo amore per l’Egitto, la sua lotta per un Paese migliore. Ho sempre temuto per mio figlio, per le sue frasi così esplicite di denuncia al regime – ha confidato il padre a un giornale egiziano -. La cosa strana è che per cinque anni, sotto Mubarak, non ha avuto problemi. I guai sono cominciati quando finita la rivoluzione ha denunciato le torture e gli abusi dei militari, criticato l’esercito».

«SIAMO TUTTI IN PERICOLO» - Già nei giorni della rivolta il blogger era stato incarcerato e torturato, poi rilasciato prima del nuovo arresto, durante il quale non sono state concesse per lungo tempo le visite dei parenti né gli avvocati, che ancora oggi hanno difficoltà a incontrarlo. Difficile dire se l’accanimento contro Sanad dipenda dal suo essere copto. Molti ne sono convinti, ma non tutti. «I militari temono soprattutto i giovani di Tahrir, le loro denunce contro un sistema che non è ancora cambiato», dice Farida Al Naqqash, femminista e tra i leader del partito laico di sinistra Tagammu. «Il caso di Maikel va oltre la questione confessionale, è un messaggio al Paese: basta proteste, critiche e accuse, lasciateci fare il nostro lavoro indisturbati. Chiunque sia per loro un ostacolo, in questo periodo così delicato per l’Egitto, è a serio rischio di finire in carcere. Siamo tutti in pericolo».