5/27/2020

Dossier Silvia/Si allarga la mappa degli intrighi e ora passa anche per la Germania

https://www.africa-express.info/2020/05/26/dossier-silvia-si-allarga-la-mappa-degli-intrighi-e-ora-passa-anche-per-la-germania/

Tutti parlano delle cose personali di Silvia voci che fanno da rumore di fondo a una vicenda, quella del suo sequestro in Somalia, i cui contorni vanno ben oltre la sfera (discutibile) del pettegolezzo. Mentre siamo distratti da notizie da cabaret mediatico, cinque petroliere iraniane stanno per raggiungere le coste del Venezuela. Cosa c’entrano con Silvia? La sua vicenda si è intrecciata con qualcosa di più grande di lei

Speciale per Senza Bavaglio
Massimo A. Alberizzi e Monica A. Mistretta
24 maggio 2020

Silvia esce solo velata, Silvia mette like ai predicatori islamisti, Silvia riceve video messaggi dalla Fratellanza Musulmana. Sono le voci che in queste ore fanno da rumore di fondo a una vicenda, quella del suo sequestro in Somalia, i cui contorni vanno ben oltre la sfera (discutibile) del pettegolezzo e della sua conversione religiosa. Mai farsi ingannare dal brusio. Anzi il brusio spesso cancella il refrain portante.
Mentre siamo distratti da notizie da cabaret mediatico, cinque petroliere iraniane stanno per raggiungere le coste del Venezuela: una ha già attraccato oggi. Trasportano 1,53 milioni di barili di petrolio e alchilato, un derivato petrolifero che serve per la produzione di benzina.
Cosa c’entra questo con la vicenda di Silvia? La trama è complicata, ma proviamo a seguirla pazientemente. Sappiamo che una fonte dei servizi segreti italiani ha rivelato che a pagare il riscatto per la liberazione di Silvia è stato il Qatar, Paese mediorientale da sempre ponte con l’Iran. E il Qatar in qualche modo è entrato anche nella questione delle petroliere: quando sabato il presidente iraniano Hassan Rouhani ha minacciato di ritorsioni gli americani in caso di attacco alle sue navi al largo delle coste del Venezuela, lo ha fatto pur sempre nel corso di una conversazione telefonica con l’emiro di Doha.
Ed è una dichiarazione del segretario di Stato americano Mike Pompeo ad aggiungere un altro tassello.  Il Venezuela non può pagare l’Iran con transazioni bancarie, visto che i due Paesi sono entrambi sotto embargo, ma in lingotti d’oro trasportati clandestinamente a Teheran con gli aerei della Mahan Air, la compagnia dei Pasdaran iraniani. E forse, aggiungiamo noi, i lingotti sono stati già trasbordati con i grossi boeing della compagnia nazionale Iran Air che in aprile e maggio hanno fatto scalo almeno due volte alla settimana tra Teheran e l’aeroporto Sabana de Mar a Santo Domingo, paese vicinissimo al Venezuela, se non altro perché ne importa il petrolio.
Ora, se l’oro serve a Teheran per aggirare le sanzioni statunitensi, nell’ultimo periodo ne deve aver usate davvero grosse quantità. Decine di voli tra Teheran, Caracas e Sabana del Mar vogliono dire tonnellate d’oro. Teheran nega. Ma questo è avvenuto mentre Silvia era ancora nelle mani dei suoi rapitori e prima che avvenisse il pagamento del Qatar per la liberazione. C’è da domandarsi cosa l’Italia abbia dato in cambio e a chi.
Anche gli Shebab, sunniti, flirtano con l’Iran sciita, oltre che con il Qatar: quando il 3 gennaio gli americani hanno ucciso il generale iraniano Qassem Soleimani, il gruppo terroristico è stato il primo a rispondere due giorni dopo con l’attacco contro la base statunitense a Lamu. La Somalia è centrale nelle vicende dell’Iran di questi ultimi mesi. Una dimostrazione, tra l’altro. di come le fedeltà religiose possano essere allegramente accantonare quando ci sono business lucrosi da realizzare.
Ma torniamo alle petroliere. Partono dall’Iran nella prima settimana di maggio dal porto commerciale di Shahid Rajaee a nord di Bandar Abbas. In quei giorni lo scalo viene colpito da un attacco informatico che fonti americane attribuiscono pochi giorni dopo a Israele. Ed è qui che, per una serie di connessioni, emerge un altro Paese: la Germania, primo partner commerciale europeo dell’Iran. Sì, perché a costruire il porto Shahid Rajaee nel 2016 per una commessa di 104 milioni di euro è stata una società tedesca. E perché proprio nei giorni precedenti la partenza delle petroliere, il 30 aprile, la Germania si trova costretta, dietro pressioni statunitensi, a mettere fuori legge nel suo territorio Hezbollah, l’organizzazione sciita che in città come Amburgo e Monaco ha sempre fatto da ponte finanziario con l’Iran nei periodi più duri delle sanzioni americane. Le petroliere salpano da Shahid Rajaee pochissimi giorni dopo la decisione del governo tedesco di mettere al bando Hezbollah: coincidenze che pesano.
Ora, se volessimo chiudere il cerchio, andremmo a vedere cosa fa la Germania in Somalia: dal 2017 ha cominciato a trasferire milioni di euro in aiuti nel Paese. Solo nel 2019 Berlino ha investito in Somalia 73 milioni di dollari. Di contro, il Qatar nei prossimi cinque anni investirà in Germania 10 miliardi di euro in vari progetti, senza contare i 25 miliardi di dollari con cui ha finanziato società come la Volkswagen o la Deutsche Bank. La stretta cooperazione militare tra i due paesi ha creato più di una controversia nel parlamento tedesco.
Silvia Romano è stata liberata in Somalia il 9 maggio, il giorno del cyber attacco israeliano al porto di Saheed Rajaee. Quello stesso porto da cui in quei giorni sono partite le petroliere iraniane dirette in Venezuela. Oro, petrolio, attacchi informatici, riscatti pagati da paesi terzi: la vicenda di Silvia è qui, non nella sua conversione. Cerchiamo di restare lucidi.


5/10/2020

COVID-19: Iftar gathering ends with 16 members of a family being infected in Bahrain

https://gulfnews.com/world/gulf/bahrain/covid-19-iftar-gathering-ends-with-16-members-of-a-family-being-infected-in-bahrain-1.71424383


Failure to follow precautionary measures blamed for the coronavirus infections

5/07/2020

Sempre per celebrare la Giornata Internazionale della Libertà di Stampa 3 maggio 2020.
Dedico questo spazio al Bahrain e al mio libro,
"Dimentica, Never mind" Bahrain Ed RaineriVivaldelli, con i contributi di Domenico Quirico, inviato speciale de La Stampa e Riccardo Noury, Portavoce Amnesty International Italia.

Dedicato agli amici donne e uomini della Rivolta di San Valentino del 14 febbraio 2011 in Bahrain.
Ben 21 organizzazioni umanitarie nel mondo chiedono la liberazione di tutti i detenuti politici e giornalisti nelle carceri del Regno.

I leader dell'opposizione incarcerati per i loro ruoli nel movimento di protesta del 2011 rimangono dietro le sbarre. Questi includono
Hassan Mushaima , il capo del gruppo di opposizione senza licenza Al-Haq; Abdulwahab Hussain , un leader dell'opposizione; Abdulhadi Al Khawaja , un importante difensore dei diritti umani; e il dott. Abdel-Jalil al-Singace , il portavoce di Al-Haq .; Altre figure di spicco dell'opposizione, tra cui lo sceicco Ali
Salman , segretario generale della società islamica nazionale Al-Wefaq sciolta (Al-Wefaq), rimangono imprigionati. Sayed Nizar Alwadaei ,ritenuto arbitrariamente detenuto dalle Nazioni Unite in "rappresaglia" per l'attivismo di suo cognato, l'attivista in esilio Sayed Ahmed Alwadaei; e neanche i difensori dei diritti umani Nabeel Rajab e Naji Fateel sono stati rilasciati. Amnesty International li considera prigionieri di coscienza che dovrebbero essere rilasciati immediatamente e incondizionatamente. Il Centro per i diritti umani del Bahrain ha documentato che un totale di 394 detenuti dei 1.486 rilasciati sono stati incarcerati con accuse politiche.Secondo Salam for Democracy and Human Rights, un altro gruppo non governativo del Bahrein, 57 dei 901 prigionieri che hanno ricevuto un perdono reale sono stati incarcerati per le loro attività politiche, mentre il resto è stato condannato a pene non detentive. Dal momento che il governo del Bahrein non ha reso disponibili informazioni sulle accuse per le quali erano stati condannati gli ordini rilasciati, le cifre esatte non possono essere verificate. Tuttavia, è chiaro che le persone incarcerate per attività politica non violenta sono in minoranza tra quelle liberate. "Poiché il mondo sta affrontando la crisi COVID-19 senza precedenti, è
più importante che mai che la comunità internazionale lavori insieme per contenere la sua diffusione e garantire che la salute e i diritti dei vulnerabili siano protetti", ha affermato Husain Abdullah, direttore esecutivo di ADHRB . "Gli alleati del Bahrein, in particolare il Regno Unito e gli Stati Uniti, dovrebbero esplicitamente chiedere al Bahrein di ottenere la liberazione di tutti coloro che sono solo incarcerati per la loro pacifica opposizione al governo".
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